Ciao sono

Marwa Mahmoud,


ho trentaquattro anni e sono nata ad Alessandria d'Egitto.



Sono egiziana di origine, ma sono cresciuta a Massenzatico:
avevo quattro anni quando sono arrivata con la mia famiglia a Reggio Emilia.
Ho studiato al Liceo Moro e mi son laureata in Lingue e Letterature straniere a Bologna. Lavoro nell'ambito dell’intercultura all'interno della Fondazione Mondinsieme. Ho una figlia di sette anni, Mariam, con cui adoro viaggiare, mettere lo smalto, parlare di massimi sistemi... e vi posso assicurare che mi da' sempre ottimi consigli. È proprio da quando è arrivata lei che mi sono dovuta misurare quotidianamente con il ruolo delle donne e delle mamme lavoratrici nella nostra società. Un tema fondamentale, soprattutto oggi che ci troviamo a fronteggiare grandi sfide educative e lavorative al femminile. Da sempre sostengo tutte le battaglie che riguardano i diritti umani e civili, il dialogo interculturale ed interreligioso, la riforma sulla cittadinanza per l’inclusione sociale e culturale delle nuove generazioni. Reggio è la mia città, un luogo che mi ha accolto e che amo. È la mia casa e per questo la vorrei rendere sempre più vivibile, accogliente e inclusiva.

Tracce Volanti

di Valeria Scafetta


Non voglio rifiutare le mie origini, né rimanervi totalmente ancorata

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di Flavia Guidi


10 domande che hai sempre voluto fare a una ragazza italiana che porta l'hijab

Slow Words

di Diana Marrone


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il Post

di Marina Petrillo


Un colloquio con Marwa Mahmoud a Reggio Emilia, sulle associazioni protagoniste delle campagne per gli italiani che non riescono a esserlo

La Repubblica

di Marwa Mahmoud


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CORRIERE DELLA SERA

di Goffredo Buccini


Scuola, lavoro, cultura l’impegno dei nuovi italiani

Voto Marwa perché...

Mi candido al Consiglio comunale di

Reggio Emilia,




perché vorrei mettere al servizio della mia Città le competenze e il vissuto che ho maturato in questi anni.
Nello specifico lo farei a partire da tre aspetti che caratterizzano la mia identità: essere donna, essere mamma ed essere figlia di migranti . Tre aspetti che oggi sono percepiti come limiti invece per me son tre fortune inestimabili. Esser donna oggi vuol dire poter godere di diritti conquistati negli anni ma non poter mai star sedute. Dover stare sempre in allerta perchè nulla è dato per scontato e tanto ancora c’è da fare perchè non ci siano levati e sia riconosciuta a tutti i livelli una piena equità tra donna e uomo. Esser mamma vuol dire vivere in formazione permanente, acquisire nuovi strumenti educativi e misurarsi con grandi e piccole sfide quotidiane per saper stare al passo con i tempi. Esser figlia di migranti vuol dire far il doppio per esser considerata al pari degl’altri, i tuoi ti vivono come riscatto sociale e culturale e tu ti misuri quotidianamente con due mondi, due culture e due lingue differenti. Ed è proprio grazie a queste tre dimensioni che ho imparato a vivere le difficoltà e lo svantaggio come un’opportunità per cambiare e un possibilità per migliorarmi. Ho imparato a vivermi il confine, la frontiera come un laboratorio di crescita per me e per chi mi circonda. Ho imparato a tessere relazioni e a costruire ponti tra persone, tra mondi appartenenti a background molto differenti. E questo perchè son certa che più abbiamo a che fare gli uni con gl’altri e meglio ci comprenderemo.

info@marwareggio.it

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